Dom Stanislas (Giacomo) Wite 1839-1911

Dom Stanislas (Giacomo) Wite 1839-1911

Nacque il 12 luglio 1839 a Londonderry, in Irlanda, dai conti di Derry, Tommaso, Baronetto di White e Frances Mitchell. I due ebbero 14 figli, di cui sette divennero religiosi.

In collegio si ritrovò unico cattolico tra sessanta protestanti, con un solo compagno come lui cattolico che divenne sacerdote, poi vescovo; mantenne consapevolmente fede alla religione in cui era stato educato. A fine collegio fu incaricato dal padre dell’amministrazione di una nave mercantile. Anche se decise  di lasciare il mondo  e i suoi affari, si  dimostrò  sempre  all’altezza  di  disimpegnare  bene  sia  affari economici e amministrativi, e una volta entrato nella vita  religiosa  gli  furono affidati incarichi  di fiducia di tipo spirituale ecclesiale: in ogni questione era docile alle direttive dei suoi superiori ecclesiastici che ebbero di lui un’altissima stima, e si servirono di lui per il disimpegno di numerosi compiti a Roma e altrove in Italia. Era un uomo in grado di render servizi molto alti nella chiesa di Cristo, fu un uomo di abilità raffinata, grande prudenza e grande santità. 

Il padre morì in un incidente di caccia, e Giacomo a 21 anni, il 17 ottobre 1869, entrò nel monastero cistercense Mount Melleray e prese il nome di Stanislas in onore del santo polacco.

In quel momento noi, novizi di coro, eravamo in numero di otto o dieci, e il suo arrivo fu visto come uno speciale favore di Dio per noi. Era sempre raccolto in Dio, molto amabile, molto  fervente  e  molto intelligente. Di fatto credo di non aver mai conosciuto un novizio più fervente o più amabile … Aveva buon orecchio per la musica, una voce dolce e ben educata e diede un grande aiut o per cantare le lodi di Dio. 

Dopo un noviziato molto fervente fece professione il 15 dicembre 1861, con voti semplici, ma perpetui, come tutti i voti che venivano fatti da tutti i monaci della Congregazione della Trappa. Al momento della sua professione i novizi di coro erano circa 12 e molti anni dopo tre di questi, il rev. Fr. Alberic Dunlea, il rev. Fr Carthage Delaney e lui stesso furono chiamati alla mitra abbaziale, rispettivamente a New Melleray, Mount Melleray e Valvisciolo. 

Dopo aver ricevuto l’ordinazione diaconale prese l’incarico della  foresteria  e  tenne  questa  incarico  per alcuni anni, guadagnando molto credito al monastero. Quando ebbe compiuto il corso di studi necessario fu ordinato sacerdote. Fu anche a lungo Procuratore di Mount Melleray. Fu uno dei Procuratori più attivi che abbiamo avuto, un uomo d’affari e un eccellente manager. 

Il 26 maggio 1866 fu ordinato sacerdote. Nel 1867 dom François Régis, Procuratore Generale dell’Ordine, lo portò con sé in Italia, come suo segretario, incarico per il quale era eccezionalmente qualificato e che tenne per dodici anni. Papa Pio IX che lo stimava molto, lo scelse, nel giovedì santo del 1869, come aposto lo nella lavanda dei piedi in San Pietro.

Nel settembre 1867 era in una delicata condizione di salute e su richiesta della cara madre, benefattrice del monastero, l’Abate, Dom Bruno lo prese con come segretario al Capitolo Generale che quell’anno si teneva alla Trappa. I Padri di questa nobile assemblea furono così soddisfatti di lui che lì per lì lo nominarono segretario dell’Abate François Régis, Procuratore Generale in Roma … A Roma Stanislas imparò presto a parlare bene e scrivere sia francese che italiano, e divenne un Segretario molto esperto. 

In seguito, ne l 1879, l’abate Régis lo condusse con sé a visitare il monastero delle Trappiste di San Vito. Dopo la morte di dom Régis: Nel luglio 1881 fu lui stesso nominato Procuratore Generale per tre anni, come successore di Fr. Régis, e nel luglio del 1884 fu rinominato per lo stesso incarico per sei anni. 

Nuovamente ele tto rimarrà in carica fino al 1892, anno in cui viene esonerato dall’incarico. In quest’anno si ritirò nell’Abbazia Cistercense di Casamari e nel 1894 fu mandato come priore nel monastero di Valvisciolo nei pressi di Sermoneta.

L’abbazia di Valvisciolo, splendido monumento simile a Casamari e Fossanova, fu affidata da Pio IX nel 1864 ai monaci cistercensi di Casamari perché vi ripristinassero il culto Divino.

Il Vescovo della Diocesi in cui Valvisciolo è situato ebbe di lui una profonda stima, e gli permise di celebrare la Messa secondo il rito pontificale in ogni chiesa di questa diocesi. 

Papa Pio IX, Leone XIII e Pio X ebbero grande fiducia nel suo grande tatto per gli affari, nella sua sensibilità religiosa, nelle sue capacità unite a una vera umiltà. Mantenne sempre rapporti positivi e cordiali con tutti.

Dal tempo in cui fu Procuratore Generale per molti anni venne sempre nella sua comunità di origine con Dom Eugenio, Abate della casa Madre, per assisterlo come segretario e interprete. A Dom Eugenio non piaceva venire senza di lui. Fr. Stanislas era un ecc ellente segretario e interprete in queste occasioni perché parlava e scriveva sia inglese, sia francese ugualmente bene ed era colmo di prudenza e amore per i suoi fratelli e la santa Regola di San Benedetto. In queste occasioni ci ricordava il fatto che era ancora un membro della comunità di Mount Melleray e noi avevamo ragione di essere orgogliosi di lui. Era un uomo di Dio, probabilmente aveva le sue piccole colpe, ma erano poche. Durante la sua lunga carriera nell’ordine cistercense fece una gran quantità di bene per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. 

A Valvisciolo i poveri dei paesi attorno al monastero ricordano in lui il padre e il benefattore. Nei momenti di carestia sollevava i più bisognosi, dava lavoro ai disoccupati: si mostrò padre, non solo del monastero, ma di tutti. D’inverno si spendeva in elemosine, in tempo di malaria distribuiva o faceva distribuire medicine: Visse l’estasi e la beatitudine della carità. L’irraggiamento all’esterno del monastero corrispondeva a una vigorosa riforma all’interno, come disciplina, come regolarità di vita monastica, come assiduità all’ufficio divino. Intorno al monastero oltre ai lavori di restauro aprì una scuola, fece arrivare l’acqua, fece bonificare i terreni malsani, fece dissodare i terreni non lavorati. Si dedicava anche a conoscere e valorizzare la storia del monastero dove si trovava, arrivando alla pubblicazione delle memorie storiche dell’abbazia. 

Sempre umile, pur tra gli onori che da ogni parte e da ogni ceto di persone gli si tributavano, due volte rinunciò alla dignità abbaziale offertagli nell’Ordine, ed altre cariche onorifiche nell’Ordine e fuori. Non poté però esimersene dal comando del papa Leone XII, che stimandolo ancor più di Pio IX, lo creò Abate di Valvisciolo, ripristinando così il titolo in questa Badia. La sua vita fu sempre esemplarissima, molto edificante in coro e durante la celebrazione eucaristica. Nel tratto era modesto e solenne, ma sempre affabile e bonario. Durante la meditazione se ne stava immobile in ginocchio da apparire una statua.

Nel 1910, dopo le dimissioni dell’abate Gabriele Paniccia, papa Pio X non inferiore ai suoi predecessori per la stima verso l’abate Wite, lo nominava Amministratore Apostolico dell’Abbazia di Casamari; e qui ancora rifulsero le sue virtù di religioso esemplare, di Padre buono e di vigile superiore.

Il 1̊ gennaio 1911 fu colpito da una violente febbre malarica, che ribelle ad ogni cura, lo portò alla tomba in tre giorni. Conscio della sua fine, fu rassegnatissimo, e molto edificante fu la sua morte. Fu sepolto nel cimitero dell’Abbazia di Casamari.

DOWNLOAD PDF

 

Chiudi il menu

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi