M. Milagros Gonzalez 1906-1954

M. Milagros Gonzalez 1906-1954

Milagros Antonia Gonzalez, (Maria Oliva), nacque a Piñera de Abajo (Asturie) il 9 agosto 1906 e i suoi genitori erano Rodrigo Gonzalez e Isabel Gonzalez, onesti cristiani. Ebbero sette figli e Maria Oliva era la settima di questi: tre morirono in giovane età.

Suo padre fu Sindaco del paese e fu ben voluto da tutti, per la sua onestà e bontà; nelle sere invernali, si dedicava ad insegnare a scrivere ai ragazzi, spiegava il catechismo ai bambini che lo chiamavano il Maestro e, agli uomini che andavano a prendersi un bicchiere di vino, non permetteva di pronunciare brutte parole e tutti lo rispettavano.

A 33 anni, in seguito a un taglio con il falcetto, gli fu diagnosticato il tetano e il giorno di San Pietro morì dopo aver ricevuto tutti i Sacramenti.

Ogni giorno, prima di dormire, recitava il Rosario con tutti i suoi figli e faceva lo stesso con le preghiere della mattina, della sera e con quelle prima di mangiare.

Rimasta vedova, la madre pensò soltanto all’educazione cristiana dei suoi figli, si prese cura dei poveri e degli ammalati del paese e, soprattutto, dei moribondi che aiutava a morire serenamente.

Desiderava che i suoi figli si consacrassero a Dio e vide realizzato il suo desiderio con la figlia maggiore, Rosario, che entrò nel Monastero Cistercense di Sant’Anna ad Avila.

All’età di 4 anni Maria Oliva cadde da un banchetto nel focolare, che aveva fiamme molto alte; quando la madre la prese in braccio, aveva il viso, i capelli e i vestiti bruciati; credevano sarebbe morta e per molti giorni non potè aprire gli occhi pieni di vesciche; era come morta e quando la madre la chiamò la piccola rispose: “Ho visto la Vergine!”, che l’avrebbe curata. Sebbene per un certo tempo rimase cieca, la vista migliorò e le rimase soltanto un piccolo segno sulla fronte, ma non si lamentava per non far soffrire sua madre.

Quando aveva 5 anni una sua cugina entrò in convento e lei, già, diceva che avrebbe voluto diventare suora e lo ripeteva spesso: la sua vocazione fu un vero martirio poiché dovette soffrire molto prima di vedere realizzato il suo desiderio.

Era di un’intelligenza sveglia e avrebbe voluto fare la Prima Comunione a 7 anni, ma al parroco sembrò meglio rimandarla di un anno poiché c’erano poche bambine.

Con grandi fervore e desiderio per 9 giorni si recò in chiesa per gli esercizi di preparazione per la sua Prima Comunione: la sua gioia si rifletteva sul suo viso, tutti i fiori non sembravano sufficienti per adornare l’altare Ricevette la Prima Comunione il 15 di maggio, festa dell’Ascensione, e la sua gioia di ricevere il Bambino  Gesù fu notata da tutti.

Maria Oliva prima di entrare in monastero 

Dopo la sua prima Comunione, tutte le domeniche e i giorni festivi, andava con sua madre e i suoi fratelli a confessarsi e comunicarsi, e faceva grandi sacrifici l’estate camminando per più di 2 leghe e a digiuno, ma lo faceva con gioia per Gesù e le anime.

I suoi padrini di battesimo erano molto ricchi e non avevano figli così chiesero a sua madre di poterla adottare come figlia dichiarandola unica erede di tutti i loro beni, ma sua madre rispose che neanche per tutto l’oro del mondo si sarebbe separata da quel tesoro che Dio le aveva regalato, poiché era tanto affettuosa e simpatica ed era la gioia di tutti e anche tutto il paese l’amava.

Quando aveva 15 anni andò con sua madre alla professione di sua sorella e fu notata dal Vicario e dai sacerdoti per la sua bontà.

Voleva rimanere lì, ma non fu possibile poiché non aveva la dote e si vide costretta a rientrare, addolorata, nelle Asturie, con il timore di vedersi per sempre negato, in avvenire, l’ingresso in un convento di clausura.

I suoi fratelli lavoravano nei campi e siccome lei era tanto piccola portava loro l’acqua. Quando ebbe qualche anno di più, doveva portare le mucche al pascolo e superare molti pericoli e sua madre, resasi conto che non voleva occuparsi delle mucche, dovette venderle mentre cercavano in ogni modo di impedirle di diventare monaca.

A 17 anni desiderava recarsi, con alcune bambine dei dintorni, in un collegio fondato da poco a Trujillo, ma per i suoi famigliari ogni cosa era un buon motivo per impedirgli di attuare i suoi desideri poiché per niente al mondo volevano separarsi da lei.

I fratelli si offrivano di comprarle ciò che voleva e poiché sua madre era molto debole e anziana le chiedevano di avere pietà di loro e di non abbandonarli.

Con molti sacrifici mise insieme gli abiti necessari per recarsi al collegio ma i fratelli, in sua assenza, bruciarono tutto affinché non potesse partire. Trovava sostegno solo in sua madre, non aveva né i vestiti né i denaro e il giorno della partenza si avvicinava. Si presentò un cugino,  che le voleva  bene,  e  le disse che,  siccome  non avrebbe  potuto  convincerla  a sposarlo, e vedendo il suo grande desiderio di prendere i voti, le avrebbe dato tutto il denaro necessario per i vestiti e per il viaggio: “Io non mi sposerò mai, se tornerai qui ti aspetterò e se non tornerai prega per me”.

Tutto il paese scese in strada per salutarla e darle un ricordo e raccolsero più del necessario. A Trujillo furono ricevute dai fondatori e dalle religiose di Nostra Signora dei Dolori, fondate da poco.

In collegio soffrì molto, si prestava a far tutto, si prendeva cura dell’orto con un’altra collegiale e patì molto freddo con le gelate della mattina e si ammalò; decisero di farla uscire dal collegio. Con grande pena ricorse alla Santissima Vergine chiedendone la protezione e andò dalle Domenicane che la ricevettero per alcuni giorni, per poi tornare in collegio.

La comunità delle cistercensi di Talvera de la Reina ai tempi di M. Milagros

Dopo circa un anno e mezzo le monache Cistercensi di Talavera chiesero se tra le giovani collegiali ci fossero ragazze desiderose di intraprendere la vita monastica cistercense; Maria Oliva acconsentì  chiedendo di essere ammessa come sorella conversa.

Quando stava per partire, i suoi padrini le chiesero di entrare nel monastero cistercense di Sant’Anna, in Avila, con sua sorella, poiché Talavera era molto lontano; se così avesse fatto le avrebbero dato la dote altrimenti non gli avrebbero dato nulla. Maria Oliva non accolse l’invito e raggiunse, rimanendovi, Talavera. In seguito passò  tra le monache coriste.

Era sempre molto malata e le malattie continuarono anche dopo il suo ingresso in monastero. Spesso i dolori erano così forti da farle perdere i sensi così, dietro consiglio del medico, si recò in un paese vicino a Talavera e lì si comportarono molto bene con lei, alleviandole la pena di essere dovuta uscire dalla clausura. Tornò al monastero e di lì a poco si ammalò, nuovamente, con grandissimi dolori che, nuovamente, le fecero perdere i sensi. Perciò il medico dispose che andasse al suo paese natio per cambiare aria. Questo nuovo sacrificio di uscire dalla clausura le costò così tanto che stette male per parecchio tempo; ad Avila era attesa da suo fratello Lucio, felice al pensiero che sarebbe rimasta per sempre a Piñera.

Lì, nel suo paese, soffrì molto e nessuno voleva che tornasse in monastero. Stette molto male e spesso perse i sensi tanto che tutti temettero per la sua vita.

Prima che scadesse il permesso ricevuto da Roma per rimanere a casa, tornò tra le sue consorelle con grande dispiacere di sua madre. Le sorelle del suo monastero la ricevettero con fraternamente con grande felicità, nonostante la sua malattia.

Nel 1936, quando scoppiò la guerra civile, le religiose soffrirono per le manifestazioni dei nemici della religione; le perquisizioni delle case, i colpi che si sentivano, causarono grande spavento a tutti. Il 18 luglio si impadronirono della città, rendendo impossibile la vita alla persone cristiane, ai sacerdoti e alle religiose: profanarono le chiese, bruciarono le immagini sacre e vennero fatte delle processioni prendendosi gioco degli abiti sacri, ecc.

Il 25 luglio, i Miliziani, ordinarono, a tutte le monache di uscire dai conventi; durante la colazione una commissione rivoluzionaria ordinò alle monache di San Benito di lasciare il Monastero. Si può immaginare il panico che si diffuse fra le sorelle, obbligate, con la forza, ad abbandonare tutto ciò che avevano.

Prima di aprire le porte alle truppe che colpivano brutalmente il portone, le suore si recarono in chiesa per nascondere il Santissimo Sacramento come era stato loro indicato se si fossero verificate tali circostanze. Furono momenti emozionanti e difficili da dimenticare.

Con abiti secolari e prendendo alcune cose, le monache aprirono le porte del monastero dalle quali entrarono, infuriati, i miliziani; perquisirono il monastero cercando armi che pensavano avrebbero trovato. Dopo avere messo a soqquadro tutto ciò che volevano, non trovarono niente. Ogni religiosa fu condotta a casa da persone conosciute che, con grande bontà, si erano offerti di accogliere le religiose. Madre Milagros, con un’altra religiosa, fu condotta presso la casa di un certo signor Valerio.

Soffrì molto a causa dei militari. La condussero alla Casa del Paese dove fu maltrattata, gettata a terra e accoltellata allo stomaco. Credendola morta se ne andarono, ma essa stessa riuscì ad estrarre l’arma come meglio potè. Era una ferita mortale ma si curò miracolosamente; allo stesso modo guarì, prodigiosamente, la rottura del polso, che le avevano fratturato nel tentativo di toglierle un crocifisso che portava in mano, senza riuscirci, Una volta conquistata, Talavera de la Reina, dai Nazionalisti M. Milagros andò a Burgos e trascorse alcuni mesi con le Benedettine di Palacios de Benaver. Lì fu aiutata nella sua formazione spirituale ed intellettuale e ricevette alcune lezioni di musica; le madri Cistercensi e de la Huelgas di Burgos le diedero gli abiti di cui aveva bisogno e i padri di San Isidro de Dueñas le fornirono i libri per recitare l’Ufficio Divino.

In seguito si recò al Monastero Cistercense di Villamayor de los Montes (Burgos) dove rimase fino alla fine della guerra. Lì trovò sollievo materiale e spirituale essendo molto ben voluta dalla Comunità.

Milagros Abbadessa 

Quando la Comunità di Talavera potè ricostituirsi, le chiesero di tornare. Ritornò al suo Monastero con grande gioia e, nel 1940, fu nominata Maestra delle Novizie. Le costò accettare questo incarico sia a causa delle sue malattie e sia perché si riteneva incapace. Alla fine accettò per obbedienza e confidando nell’aiuto della Vergine e di San Bernardo, a cui era molto devota.

Nel 1947 fu eletta Badessa, incarico che svolse fino alla sua morte il giorno 31 maggio 1954, a 47 anni di età, a causa delle gravi malattie e, soprattutto, in seguito alla ferita subita durante la Guerra civile.

Dopo la sua morte è stata evidenziata la sua protezione nei confronti della Comunità e delle persone che a lei si rivolgevano e si rivolgono.

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