Serva di Dio Benedetta Frey 1836-1913

Serva di Dio Benedetta Frey 1836-1913

Benedetta Frey nacque a Roma il 6 marzo 1836 da Luigi e Maria Giannotti e fu battezzata nella chiesa di S. Andrea delle Fratte, ricevendo i nomi di Ersilia e Penelope.

Sin da piccola dimostrava un’intelligenza non comune ed un carattere vivace, aperto e volitivo. Per sette anni frequentò la scuola delle Maestre Pie all’Arco dei ginnasi. Fu durante questo periodo che, per l’intervento prodigioso di san Pellegrino Laziosi, guarì da una fistola alla gamba. La sua educazione continuò presso le monache Domenicane alla Salita del Grillo sino all’età di 18 anni. Nel frattempo si era sviluppato in lei il germe della vocazione claustrale che seppe difendere dall’opposizione dei parenti.

Entrata nel monastero della Visitazione delle monache cistercensi in Viterbo, il 2 luglio 1857 prese l’abito monastico con il nome di Maria Benedetta Giuseppina. Il 2 luglio 1858 emise i voti solenni alla presenza del Vescovo di Viterbo. Le fu poi assegnato il compito di organista e di insegnante di musica alle educande.

Verso la fine del 1861 fu colpita alla gamba sinistra da paralisi, che ben presto si estese al braccio sinistro ed alla spina dorsale e rimase immobilizzata a letto. Non poteva poggiare il capo sui guanciali a causa di acuti dolori, né poteva tenerlo eretto, perché gli ricadeva inerte sul petto con pericolo di soffocamento, perciò le si doveva sostenere la fronte con cordicelle e bende. In questa posizione doveva rimanere, giorno e notte, per 52 anni. Ricorrendo alla preghiera e con l’aiuto di illuminati padri spirituali raggiunse lo stato di completa uniformità alla volontà di Dio e di perfetta tranquillità di spirito, per cui non si lamentava mai dei suoi mali. Dio concesse a suor Benedetta doni del tutto singolari quali il dono delle guarigioni, delle conversioni, del discernimento, del consiglio e delle previsioni.

Regolato l’accesso in modo da non disturbare la comunità monastica e con i dovuti permessi dell’Autorità ecclesiastica, la sua squallida cameretta divenne meta di continui pellegrinaggi di persone d’ogni ceto e rifugio di tutti gli afflitti e sventurati nell’anima e nel corpo.

Sentendo vicina la fine, chiese sollecita l’amministrazione degli ultimi Sacramenti e, confortata anche dalla benedizione del Santo Padre, spirò serenamente il 10 maggio 1913, all’età di 77 anni. Ai funerali partecipò una folla immensa assieme alle autorità diocesane e dell’Ordine Cistercense. La salma fu sepolta nel cimitero di Viterbo, dal quale fu traslata 14 anni dopo e deposta in una piccola cappella attigua alla chiesa del monastero cistercense della Visitazione.

San Luigi Orione, appresa la notizia della morte di Benedetta Frey, scriveva ad un amico: «Nei passati giorni, pensando alla morte di questa umile Serva di Dio, sentiva in me grande desiderio di trovarmici e di accompagnarne il corpo che con tanta pazienza servì nei dolori della lunga malattia il suo e nostro dolce Signore. Ma poiché vedo che questo non mi è dato, di qui l’accompagno e stamattina le ho applicata la Messa e pregherò suffragandone l’anima come vuole la Chiesa, benché internamente vi confesso che la credo già nella gloria delle Sante Vergini ai piedi dell’Agnello di Dio e suo Santo Bambino Gesù Signor Nostro».

Il Processo ordinario informativo fu iniziato presso la curia Vescovile di Viterbo il 26 dicembre 1959 e si concluse il 3 novembre 1962. Attualmente la causa è stata introdotta e presentata alla Congregazione delle Cause dei Santi.

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