<span class="entry-title-primary">Capitolo Generale 2015 (IT)</span> <span class="entry-subtitle">di P. Pierdomenico Volpi</span>

Capitolo Generale 2015 (IT) di P. Pierdomenico Volpi

DISCORSO DEL POSTULATORE GENERALE 

Capitolo Generale dell’Ordine Cistercense 2015

Rev. Padri e Madri Capitolari

Do inizio al mio intervento con le parole del grande teologo Hans Urs von Balthassar che, in un testo su Teresa di Lisieux ed Elisabetta della Trinità, scrive: «Dio stesso pone (i santi) come pietre miliari, come segni distintivi, come validi schemi esplicativi del proprio Vangelo per oggi e forse anche per i secoli futuri. Certi santi “piombano sulla chiesa come fulmini celesti, in quanto devono fare conoscere una volontà unica e irripetibile di Dio”. Il popolo cristiano avverte subito istintivamente che essi sono i grandi regali che Dio dona loro, non solo come “patroni” da invocare in determinate necessità, ma come luci poste da Dio in mezzo alla Chiesa per riscaldarla e illuminarla. Per il popolo essi rappresentano soprattutto una nuova forma di imitazione di Cristo suggerita dallo Spirito Santo» [1]. Viene spontaneo chiederci se siamo veramente convinti che i santi sono Grandi regali di Dio, oppure pensiamo che siano una “creazione” della Chiesa per spillare danaro ai fedeli con i processi di canonizzazione o per assecondare i desideri di un popolo ignorante? Perdonate questa domanda ma, purtroppo, ho dovuto constatare che il pregiudizio su questo argomento è molto diffuso. In questi quattro anni in cui ho svolto il compito di Postulatore Generale, ho avuto l’impressione, spero errata, che non si comprenda pienamente lo «Stupore e ammirazione per i Santi, splendore della Chiesa e gloria dell’umanità» [2].

Concretamente, alla mia nomina approvata dalla Congregazione delle Cause dei Santi il 25 novembre 2011, ho trovato presso la Congregazione le seguenti cause:

  1. Beato Vincenzo Kadlubek
  2. Venerabile Veronica Laparelli
  3. Venerabile Felice Kebre Amlach
  4. Servo di Dio Jean Leonard

Eccettuato padre Felice, le altre cause erano dormienti, cioè da più tempo nessuno se ne occupava. E’ stata mia premura sondare il terreno di queste cause. Qualche cosa si è mosso da parte dei monasteri principalmente interessati, ma è ancora troppo poco. Nel frattempo sono state introdotte presso le diocesi le seguenti cause:

  1. Serva di Dio Madre Maria Evangelista
  2. Servi di Dio Padre Simeone Cardon e cinque compagni martiri
  3. Servo di Dio Henri Denis Benoit (in atto)

A queste cause si aggiunge quella di padre Placido Grebenec e cinque religiosi dell’Abbazia di Sticna che, per il momento rimangono nel gruppo dei duecentoquattro martiri sloveni presentanti, alla Congregazione delle Cause dei Santi, dalla Conferenza Episcopale Slovena, quando, e se si deciderà, il monastero di Sticna può staccarli e far sì che la causa proceda singolarmente: così mi ha confermato l’arcivescovo di Lubiana. La stessa cosa riguarda gli irlandesi padre Gelasius O’Cullenan e padre Luke Bergin che fanno parte del secondo gruppo dei Martiri dell’Irlanda la cui causa, con altri quaranta martiri, vede come attore la diocesi di Dublino. In questo caso non sono riuscito a fare molto.

La causa di Madre Evangelista, terminato il processo diocesano, è ora al vaglio della Congregazione delle Cause dei Santi.

La causa dei Martiri di Casamari é quasi terminata.

A mio parere si sarebbero potute aprire altre cause (penso all’Ungheria: l’abate Wendelin e suor Monica).

Un Capitolo a parte è la causa di Dottorato di santa Gertrude di Helfta; io sono il vice postulatore ed economo della causa che, a piccoli passi, in collaborazione con l’Ordine Cistercense della stretta Osservanza e la Congregazione Benedettina di Solesmes, va avanti anche se la risposta dell’episcopato Tedesco non è stata propriamente positiva e forse eccessivamente inficiata da preciudizi. La Conferenza Episcopale tedesca è stata, a mio parere, inutilmente cavillosa per quanto riguarda la Santitá di vita di Gertrude, ripetendo piú volte il termine autenticitá scorandosi che esiste anche la tradizione consolidata. D’altro canto si ha l’appoggio della quasi totalitá delle Conferenze Episcopali del Sud America e di altre Istituzioni ecclesiali. Madre Hildegard potrà trattare meglio la questione. Sicuramente non si tratta di dare una Laurea a santa Gertrude, ma di stimolare i fedeli (compresi i monaci) a camminare, sì con i piedi per terra, ma con lo sguardo del cuore, rivolto a Dio: é questo l’insegnamento della santa di Helfta che per secoli ha impartito a generazioni di fedeli tanto che le fu assegnato il titolo di Grande, unica donna nella Storia della Chiesa.

Oltre al lavoro per le cause, tante persone scrivono per avere oggetti devozionali e informazioni dei nostri monaci e monache, quindi sono stati fatti stampare libretti, immaginette e fatto produrre un dvd, che potessero aiutare i fedeli nel loro cammino di fede. A tal proposito la mia conoscenza delle lingue è scarsa con qualche aiuto ho potuto fare qualche cosa nella lingua spagnola, oltre che in Italiano. Se ci fosse qualche appoggio per le traduzioni si potrebbe fare molto di più.

Qualcuno sorriderà dopo aver sentito i termini oggetti devozionali, come risposta a tale sorriso faccio mie le parole di Péguy ad un tale che lo accusava che il suo libro su Giovanna D’Arco era frutto di ingenuità perché non aveva un solido fondamento scritturistico e storico; Péguy rispose: « Il fondo del suo pensiero (del suo denigratore), diciamolo senza belletto, è che coloro che credono (nella santità) sono degli imbecilli […]. Che colui che crede, non è vero, è sempre un po’ scemo, detto tra noi, un po’ grullo, un po’ ingenuo […]. Egli (il tizio che sorrideva sulla sua Giovanna D’Arco), è uno dei più alti esempi di uomini che non credono e pretendono di limitare la fede degli altri». Invito quindi a non limitare la fede altrui, in questo campo, quasi che noi fossimo in un Olimpo di persone privilegiate.

Il messaggio di un santo non può invecchiare perché il santo vive nel concreto del suo tempo il Messaggio evangelico; possono invecchiare le forme di vivere questo messaggio, ma mai l’amore che ha mosso queste persone ed è proprio in questo amore che dobbiamo trovare gli stimoli per vivere la nostra vocazione monastica. Non dimentichiamo che i santi sono sempre la vera attualità del carisma di una Famiglia religiosa.

I santi dicono, anche se sono vissuti secoli fa, la vitalità del nostro Ordine; tra gli ultimi santi e beati proclamati da papa Francesco, oltre una decina sono vissuti nel XVII secolo proprio come la madre Evangelista e suor Veronica Laparelli oltre una quindicina nel 1.800 e circa venti del XX secolo: proprio in questi giorni sono state proclamate le virtù eroiche di suor Benedetta Frey morta nel 1913, monaca cistercense del monastero della Duchessa di Viterbo: come non vedere in lei un esempio e uno stimolo di sopportazione e di totale affidamento a Dio nell’infermitá? Immobilizzata su un letto per ben 52 anni, non venne mai meno alla sua consacrazione di monaca cistercense.

Come non guardare alla fedeltà al carisma nelle parole di p. Simeone Cardon (uno dei martiri di Casamari) che, dopo essere stato colpito a morte, disse al generale francese venuto in suo soccorso: «Quando presi questi’abito ho rinunciato all’aiuto degli uomini. Sottomesso a Dio solo, non farò nulla per abbreviare la mia vita né per prolungarla […] Io perdono coloro che mi hanno causato questa notte di espiazione». Oppure padre Felice Ghebre Amlak che cosciente della morte ormai prossima scrive al priore di Casamari: «La prego di ottenermi una grazia, e cioè: siccome la mia morte è imminente, desidero morire unito a questo ideale di vita monastica già intrapreso, e per questo, se è possibile, ottenere di fare la professione solenne […] Io, o vivo o morto voglio restare in questo monastero. Se il Signore mi dice di aspettare, aspetterò, per quel monastero che si fonderà, ma se mi chiama prima sono sempre figlio della Regola di S. Benedetto, figlio di S. Bernardo e Cistercense, spero di morire così».

Come non rimanere meravigliati dal cammino monastico di madre Evangelista che nonostante le avversità, sin dalla sua entrata dalle Cistercensi Recollette come Conversa mentre lei desiderava essere corista, alla fondazione del monastero di Casarrubios del Monte, si mantenne fedele alla sua vocazione monastica? In una visione la madre, vede sant’Ignazio di Loyola e san Bernardo e il volto di quest’ultimo è più splendente; la madre Evangelista è stupita e si rivolge a Gesù chiedendo spiegazioni, questi le risponde: Chiedilo tu, a tuo Padre! In san Bernardo ella vide la paternità del Santo piú rappresentativo del carisma cistercense al quale non venne mai meno.

Non è possibile passare sotto silenzio anche l’esperienza monastica e mistica della Venerabile Veronica Laparelli della quale si afferma che: Dal suo Patriarca S. Benedetto le furono consegnate una volta le regole, e dal Padre S. Bernardo una ben esatta istruzione comunicata le fu per sicuramente riuscire alla perfezione bramata [3].

Facendo un salto di qualche centinaia d’anni, il Diario di suor Monika non può non stimolarci a vivere pienamente la nostra vocazione; scrive nella prefazione al Diario il cardinale Hans Urs von Balthasar: « Sceglie liberamente, senza costrizioni, la povertà e si aspetta la stessa scelta anche dagli altri. Si intrecciano nel corso di tutta la sua vita il cielo e la terra, aperti: il primo verso la terra, la seconda verso il cielo. La semplice liturgia nella spiritualità di san Benedetto, che tutto pervade – e che la comunità pratica in modeste stanze – è il segno eloquente di tale unità» [4]. Dopo aver pronunciato i voti, il primo gennaio 1959 scrive nel suo Diario: «Mi piacerebbe moltissimo insegnare ai ragazzi (le giovani della comunità) ad amare la Regola. Affinché diventi veramente pane della loro anima. Affinché risuoni dentro di loro tanto nella gioia della festa, quanto nelle futili difficoltà della vita quotidiana» [5].

Non scordiamo l’abate Wendelin che dopo essere stato torturato, gli viene minacciato che l’immagine dell’Ordine sarebbe stata distrutta (per mezzo di menzogne e calumnie) e che avrebbe avuto 72 ore di tempo per riflettere ed  aderire alle  richieste dei torturatori;  egli risponde: Non ho bisogno nemmeno di un minuto per riflettere, non c’è nulla da riflettere. Le torture e la prigionia continuarono.

Questi sono solo alcuni esempi di fedeltà intrepida e gioiosa al carisma monastico di alcuni nostri confratelli e consorelle; il mio compito è quello di non far cadere nell’oblio la loro preziosa testimonianza: Cristo ha bisogno di Testimoni per istaurare il Suo Regno e questi non sono di un monastero o di un Ordine, ma della Chiesa tutta, anzi, di tutti gli uomini.

Termino con le parole del cardinale Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano negli anni turbolenti del post Concilio: «Quanto vorrei che i miei preti avessero tra le mani ogni giorno un libro della vita di un santo» [6]. Forse se anche i monaci cistercensi avessero, ogni giorno, tra le mani un libro della vita, di un santo almeno del proprio Ordine… Lascio a voi il proseguo. Grazie della pazienza di avermi ascoltato.

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[1] H. U. von Balthasar, Sorelle nello spirito, Teresa di Liseux e Elisabetta di Digione, pp. 26 – 27, Jaka Book, Milano 1991.

[2] Titolo della prolusione allo Studium della Congregazione delle Cause dei Santi, tenuta presso la Pontificia Università Urbaniana il 12 dicembre 2012, da parte del cardinale Angelo Amato Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

[3] F. M. Salvatori, Vita della Venerabile Venerabile Veronica Laparelli di Cortona, p. 124, Roma 1779.

[4] Monika, Diario, p.6, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1996.

[5] O. Cit. , p.67

[6] I. BIFFI, Il cardinale Giovanni colombo, Jaca Book, Milano 2012.

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